Storia - Vers. Nasetta
È stato gentilmente messo a disposizione da un cardettese il testo che abbiamo impaginato qui di seguito. E' chiaramente incompleto perché inizia con il sottotitolo "Continuazione", il che lascia presupporre che esista una parte precedente che non era però compresa nel documento che ci è stato fornito. Parimenti si intuisce che dovrebbero esistere anche un seguito e delle illustrazioni, se qualcuno ne fosse in possesso e volesse contribuire, farebbe certamente cosa meritoria e apprezzata non solo dai cardettesi. Sarebbero inoltre gradite alcune note sull'autore che a quanto siamo riusciti ad apprendere è stato maestro a Cardè, riteniamo che i meno giovani lo dovrebbero ricordare. Se qualche nipote volesse intervistare il nonno.....
GIACOMO NASETTA
CARDÈ
Note illustrative
(Continuazione)
Abbiamo visto come il Po sia la caratteristica più spiccata di Cardé e anche la più forte delle sue attrattive naturali.
Ma altro è il Po che scorre calmo e sereno, nelle giornate fragranti di sole e di cielo, e sommessamente canta rimbalzando tra i sassi sparso di tremuli riflessi argentei, altro è il Po in piena!
Il suo corso lento e tranquillo, così ridente sotto la luce sfolgorante del sole, si trasforma in tempo di pioggia in una massa d'acqua torbida ed impetuosa, che scorre alta sopra i suoi confini e freme ed irrompe nelle terre circostanti.
Il fiume così trasformato, sembra voglia portarsi via il paese, tanta è l'agitazione e il tumultuare delle onde sature di mota, su cui galleggiano tronchi divelti e residui dei boschi e delle campagne per cui scorrono con sordo scroscio.
Allora lo popolazione è curiosa di vedere lo spettacolo grandioso insieme ed impressionante delle acque minacciose perseguentisi senza posa, che si abbattono contro gli argini e mugulano tra i sacchi di ghiaia ed i macigni risvegliando cupe risonanze. Sui margini flagellati dai cavalloni ognuno si ferma trepidante, ma pieno, di ammirazione per la natura indomita.
Lo spettacolo appartiene a quelli che parlano all'anima e fanno seriamente meditare. La contemplazione di questa massa liquida, torva e sfrenata, che ci da Ia certezza della sua forza e ci impaura, che ingrossa e si agita e minaccia di uscire dai suoi confini naturali, e trae seco tutto ciò che si oppone alla suo corsa vertiginosa, ci porta a pensare a quella eterna Provvidenza "che veglia di notte come di giorno e frena gli impeti dei fiumi come dei mari".
Perché basterebbe un semplice sforzo delle onde sotto la violenza della piena per spazzar via quei deboli ripari di pietra costruiti dagli uomini, ed invadere le terre seminando strage e terrore.
E finché il fiume non s'acqueta lentamente nel ritmo d'una giornata di bel tempo, e non rientra nel proprio letto, ci offre uno spettacolo impressionante.
Prima di chiudere questo capitolo, parmi opportuno dire che il Po, fu, per molti anni, un grande ostacolo alle libere comunicazioni di Cardé con le sue belle frazioni dell'altra sponda.
A mio ricordo, il paese era collegato a quelli d'oltre Po da un porto natante, che nel periodo delle piogge primaverili e autunnali se ne rimaneva inerte e muto spettatore delle piene del fiume. Fino al cessare del tempo cattivo, il transito dei veicoli ed in parte anche quello delle persone veniva forzatamente sospeso, ed il fiume, ingrossato e minaccioso tragittavasi con una barca abilmente guidata dal robusto e intrepido portonè con grave pericolo suo e dei passeggeri.
Il paese giacque così per lunghi anni appartato e quasi sconosciuto, epperciò soggetto ai vantaggi e agli inconvenienti dei borghi isolati e mancanti di viabilità.
Ma l'anno 1914 vedeva finalmente realizzate le aspirazioni dei Cardettesi alla libertà delle comunicazioni mediante la costruzione d'un bel ponte in cemento armato, senza il quale non sarebbe ancora possibile il servizio automobilistico che oggi - su buone e comode strade - accorcia le distanze tra Cardé e gli altri centri.
Una bella opera degna di essere osservata è certo questo ponte, che varca il Po al limite settentrionale del paese e per il quale passa la strada che da Cardé conduce a Barge e Villafranca Sabauda.
E' una costruzione in cemento armato, a tre archi, il centrale di m. 32 di luce, e i laterali di m. 26.
Quantunque in posizione poco elevata, presenta un bel punto di vista, particolarmente a nord ed a ponente, ove, nelle giornate limpide, l'occhio può dominare per un lungo tratto il fiume e spaziare in un vasto orizzonte, in fondo al quale scorgonsi lo rocca di Cavour e le Alpi, su cui torreggia la gigantesca piramide del Monviso.
Cardé, diciamolo subito, non può avere per la sua posizione, la gaiezza e il fascino d'un villaggio alpestre: non montagne imponenti, non colli aprichi, non orizzonte sconfinato.
E' paese di modeste apparenze, come in genere tutti i centri di campagna. In compenso, offre il quadro d'una ricca distesa di campi, prati e alteni, e qualcosa di quieto, calmo e riposato, che fa pensare alla vita tranquilla e laboriosa che vi si conduce.
Dobbiamo anche notare ch'esso s'impone all'attenzione del visitatore per la fertilità del suolo, cosparso di boschi, i quali sono una vera oasi deliziosa in mezzo alla pianura, che potrebbe apparire troppo piana e monotona.
E' percorso dalla provinciale che conduce a Saluzzo; essa lo divide in due parti uguali. Questa regolarità di forma dà all'abitato un aspetto grazioso e lo presenta allo sguardo del visitatore raccolto ed ordinato.
Ma ciò che sopratutto rende interessante il paese è la sua posizione rispetto al classico fiume, che volge le sue acque a piè del vetusto castello. Né si può negare che vi sia alcunché di bello e di artistico in questo antico feudo Saluzzese. Ed è quanto vedremo più avanti.
Diamo intanto al lettore una modesta descrizione di Cardé nel suo stato presente.
La via principale é la «Vittorio Emanuele III», già detta Via Maestra, fiancheggiata da case e da portici di modesta e buona costruzione. Essa corre verso mezzogiorno, aprendosi in tre piazze e in numerose vie laterali, e mette capo, come gia sappiamo, a Saluzzo. E' certo la via più bella e più comoda, e perciò anche il luogo ove più ferve la vita, in qualunque ora del giorno.
Gli edifici non presentano un insieme architettonico, ma tutti o quasi danno l'idea di comode abitazioni. Le Chiese, il Palazzo Municipale, quello delle Scuole e dell'Asilo, e qualche altro di privati, sono opere di assai buon gusto, e di essi parleremo distintamente.
Chi contempli il paese dal lato del Po, lo vede distendersi dinnanzi allo sbocco del ponte protetto dalla mole del castello, che s'innalza cupo e severo in prossimità del ponte e col campanile della sua antica Chiesa parrocchiale che s'aderge sulle abitazioni, in mezzo al verde della campagna.
Dal lato opposto, per chi provenga da Saluzzo, non meno bello è lo spettacolo. Un pittoresco gruppo di case, adagiate sullo stesso piano e tagliato quasi in linea retta dalla via principale. Ma da questo lato non si vede il paese, se non si è già molto vicini, per una curva della provinciale.
…qui la storia si interrompe perché non abbiamo potuto reperire il seguito, saremmo grati a chi ce lo potesse fornire unitamente alle foto che illustrano il testo. (n.d.a.)
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